C’è stato un tempo – un lungo tempo – nel quale nulla mi era semplice. Non so neppure se ne sia uscito completamente, ma di questo periodo ricordo con maggiore nitidezza fra gli altri l’uso che facevo di parole sempre uguali, di schemi ripetuti e situazioni che, nonostante tutti gli sforzi, le letture, gli approfondimenti, le riflessioni e i consigli, sembravano non avere alcun desiderio di cambiare.

Less is more è una citazione che mi accompagna da molti anni. Ma è davvero incredibile, a volte, come le parole non riescano a presentarsi sotto il loro vero profilo se non dopo un’interminabile gestazione nella quale covare e rimuginare i loro possibili significati. Tuttavia, più che una soppesata riflessione, less is more è stata per me una scelta; una leva attraverso la quale nelle prime giornate estive di poco più di due anni fa ho iniziato a togliere, eliminare, fare pulizia come si fa in una casa troppa ingombra di ricordi usurati dall’ipocrisia del tempo. Quella stessa ipocrisia che nasconde e ugualmente spera che un giorno o l’altro il vecchio passato torni a splendere e a riconfermare l’antico stile di vita.

Questa perciò è la storia di un rovesciamento. Vale a dire che non si può fare semplicità, less is more appunto, senza mettere radicalmente in discussione le apparenze della propria vita quotidiana. O così è stato per quanto mi riguarda. In fondo, non ho fatto altro che chiedermi che cosa ci fosse di più dentro me stesso – quale bisogno, quale pretesa – da oscurare la luce nascente di un percorso che aveva oramai voglia di esplodere.

46 anni dopo essere nato, un paio d’anni fa, mi è sembrato di ritrovare una nuova partenza. Una rinascita. Ma che cos’è una rinascita se non l’eliminazione di tutto il superfluo? Che cos’è se non l’erosione e la sottrazione del certo per l’incerto? Che cosa, se non l’esito di quel rovesciamento di troppe certezze in una domanda con la quale aver pazienza di non dare risposte affrettate?

Ho finito per concludere che la semplicità è l’arte di lasciar emergere le domande. È curioso come semplicità abbia finito per assumere nel mio vocabolario il medesimo significato di maturità. Quella straordinaria fase della vita in cui l’unica sicurezza è la dissoluzione di tutte le risposte per arrivare alla domanda capace di contenere ciò che le parole non riescono a dire. Detto altrimenti, less is more.

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