In un mondo magico

Immagino che per ognuno di noi esista un luogo e un tempo magico. Per me è una panca, un sentiero che costeggia un bosco e lo attraversa lungo il dorso della montagna, e un periodo che di solito si protrae per il mese di agosto, quando cerco fra un sospiro di pausa e l’altro le nuove parole da spendere per l’anno di lavoro che verrà.

Provo a riflettere. Così inizia a venirmi alla mente che questa magia si presenta ai miei occhi, alle mie orecchie, ai muscoli e alle mie ossa, come un insieme di istanti, materialmente slegati l’uno dall’altro, ma intimamente connessi da un filo di ragionamenti che sembra scorrere tra le pieghe reali delle giornate di vacanza. E, infatti, non di rado, quando mi abbandono alla lettura, su quella panca e in altri spazi di paesaggio per me altrettanto significativi, ecco che spesso mi riprendo dalle riflessioni come se mi risvegliassi da un sogno: improvvisamente il rumore del fiume, i passi o le voci, qualche volta il saluto dei passanti, mi riportano di soprassalto alla concretezza dei miei sensi. Allora, stordito come si può essere dopo una movimentata notte di pensieri, mi alzo e mi incammino – qualche volta più leggero, qualche altra più pesante – sulla via di casa, degli amici, del pranzo, di una chiacchierata o un saluto occasionale che mi fanno finalmente ripiombare nella quotidianità.

Ogni anno questa esperienza è un rito; è un richiamo che inseguo e che non voglio farmi sfuggire, data la brevità di questa parentesi astratta, surreale e completamente estraniata dal mondo. Eppure, quella sequenza di istanti e di connessioni che mi si avvicinano di soppiatto e brillano istantanee e fulminee, sono come un bagno nella piscina immensa e profumata della vita. Certo, non quella palpabile e, per così dire, dura delle azioni concrete; ma una più sottile e intensa, serpeggiante nella forma di una corrente d’aria che arriva, ti colpisce e si dilegua facendo al limite sembrare che nulla possa essere davvero accaduto.

Nella valle che ospita il mio luogo e il mio tempo magico, il vento è costante, è suggestivo e su di esso sento galleggiare le idee e le ispirazioni che qualche volta riesco a integrare nel percorso della mia vita ordinaria – quella, per intenderci, fatta di lavoro, di ore al computer, di figli a scuola, di pranzi improvvisati e di serate assonnate maledicendo il freddo e il buio incombenti delle giornate autunnali.

Se c’è però una cosa di cui posso essere grato è aver avuto la possibilità, da qualche tempo a questa parte, di catturare quelle idee e quelle ispirazioni. Le ho portate nei giorni ripetitivi della mia esistenza, ve le ho raccontate e, con coloro i quali ho avuto il piacere di lavorare, le ho condivise volentieri sperando di poter dare e insieme ricevere un frammento ancora di quella magia.

Bene, è accaduto – sempre di più la sensazione di autentici legami sotterranei è venuta a galla, fino a esplodere nel corso di queste ultime settimane. Ma è ora che torni a rifocillarmi nel mondo spirituale e fatato dei laghi e dei boschi e delle panche di legno pronte ad accogliere nuove letture. È ora che prenda un respiro, perché io possa da settembre soffiare le tante speranze e ambizioni che lì maturano, prendono aspetto, mi danno il coraggio di spiegarvi chi sono.

Spero che anche voi abbiate il vostro luogo e il vostro tempo magico. È il migliore augurio che posso pensare per dirvi sinceramente buone vacanze (ci risentiamo a settembre).

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